Non ci sono più le famiglie di una volta. E forse neppure le sterminate tribù di amici. Quello che sta accadendo nei consumi – alimentato da un marketing molto più individualista – è la moltiplicazione di prodotti in monoporzione, esperienze dasingle rider e quindi da viaggiatore solitario, dinamiche di acquisti ridotti. A parlarne recentemente è stato l’Economist, con una storia di copertina che ha sdoganato il concetto della friendflation: uscire, viaggiare, festeggiare e stare insieme costa sempre di più. Emergono modelli che valorizzano logiche da solista in quella che viene inquadrata come single economy: meno quantità, più qualità, maggiore benessere individuale. «In un contesto in cui ci si sposa meno, le relazioni amicali diventano sì la vera infrastruttura sociale, ma anche una nuova voce di spesa», scrive il settimanale. Così il carrello si restringe, la vita si parcellizza e il marketing si ridisegna attorno a queste variabili: smette di vendere famiglie e comincia a vendere momenti. A livello familiare in Italia le realtà unipersonali sono ormai 37,9 su 100.

Il mondo ristretto

La lattina piccola, il viaggio in solitaria, l’esperienza su misura. Benvenuti nella “vita da uno” diventata struttura. Il report globale NielsenIQ (Mid-Year Consumer Outlook - Guide to 2025) segnala che quando i costi aumentano, i clienti preferiscono che brand e retailer agiscano su prezzo per porzione e pack più piccoli, piuttosto che abbassare la qualità. E tutto ciò impatta su economia e mercato. «I consumi si frammentano: più acquisti piccoli, più frequenti, senza rinunciare alla qualità. La ricerca di controllo accelera rotazione, innovazione dei formati e attenzione a sostenibilità e spreco. Per brand e retailer significa modelli più agili e assortimenti più mirati, in linea con una domanda sempre più selettiva», afferma Enzo Frasio, Managing Director di NielsenIQ.