Aumentano i monolocali, i viaggiatori singoli, le app di incontri occasionali e per la salute mentale. Sono gli effetti dell’“epidemia di solitudine”
di Olga Noel Winderling
Il politologo Robert Putnam lo aveva previsto 25 anni fa, quando pubblicò Bowling Alone: The Collapse and Revival of American Community. Dimostrando – con abbondanza di dati – come l’America si stesse trasformando in un Paese di solitari. Il libro attirò subito l’attenzione del pubblico e dell’allora presidente Bill Clinton, che invitò l’autore alla Casa Bianca. Per un attimo sembrò che il potere si interessasse al problema, ma oggi sappiamo che non sarebbe andata così. E che – anzi – era solo l’inizio di quella che molti esperti definiscono “epidemia di solitudine”. Un fenomeno che certo non riguarda solo gli Usa: basta pensare all’Italia, dove vivono sole 9,4 milioni di persone – il 36,8 % delle famiglie – contro i 2 milioni di cinquant’anni fa (Istat). Un balzo epocale che attraversa l’intera Europa, con un 37% di nuclei composti da un unico adulto (Eurostat).
«Si tratta di una delle più gravi emergenze sociali, paragonabile all’obesità o al fumo», avverte l’economista britannica Noreena Hertz, docente all’University College London e autrice di Il secolo della solitudine. L’importanza della comunità nell’economia e nella vita di tutti i giorni (Il Saggiatore). «Coinvolge i giovani come gli anziani, i centri urbani come le aree rurali e ha effetti concreti su salute, produttività, coesione sociale. L’invecchiamento della popolazione pesa, ma non basta a spiegare l’accelerazione: è cambiato il modo con cui costruiamo le relazioni, si sono indebolite le reti di prossimità, il vicinato, le associazioni, i partiti. La digitalizzazione ha moltiplicato i contatti, ma spesso ha svuotato i legami». Non solo: «È nato un vero business della solitudine, che intercetta sia bisogni primari che desideri di compagnia. Non è solo sfruttamento: potrebbe anche tradursi in qualcosa che risponda a nuove esigenze, ma pone domande etiche su cosa significhi vivere insieme». E c’è da sperare che qualcuno proponga presto soluzioni, prima che la situazione peggiori.






