L'Europa incassa la distensione dei toni e il ritiro delle minacce di nuovi dazi, ma non si fida. E tira dritto con il summit straordinario convocato per questa sera per discutere «gli ultimi sviluppi nelle relazioni transatlantiche e delle loro implicazioni per l'Ue», confermano fonti diplomatiche. Né Ursula von der Leyen, che ha preferito tornare da Strasburgo a Bruxelles senza ripassare da Davos, né gli altri leader presenti nella località alpina hanno avuto faccia a faccia con Donald Trump, a margine dell'intervento in cui il presidente-tycoon è tornato a descrivere un'Europa sul viale del tramonto. Bocche cucite, nessuna reazione alle provocazioni e una quasi inedita prova di compattezza, mentre da Roma il Mef, a margine di un evento al Maxxi, commentava: «Escalation sui dazi? Ce la faremo anche stavolta».
In contemporanea prende forma la ritirata trumpiana: prima esclude un intervento militare per conquistare la Groenlandia, poi a sera concorda con il segretario generale della Nato Mark Rutte una cornice sul futuro dell'isola artica che è parte della Danimarca. E, di conseguenza, cancella la minaccia di dazi del 10-25% dal 1° febbraio contro quegli Stati che avevano mandato soldati a Nuuk. «Accolgo con favore l'annuncio», ha detto la premier Giorgia Meloni, perché «come l'Italia ha sempre sostenuto, è fondamentale continuare a favorire il dialogo tra nazioni alleate». Esultano anche olandesi e svedesi. «La giornata si sta concludendo meglio di come era iniziata», il sollievo del ministro degli Esteri danese Lars Lokke Rasmussen.








