Roma, 29 gen. (askanews) – Non vi è alcuna associazione tra l’uso del paracetamolo in gravidanza o in età pediatrica e l’insorgenza di disturbi neurologici, incluso l’autismo, durante l’infanzia. È quanto emerge da una vasta meta-analisi basata su 43 studi scientifici, pubblicata sulla rivista The Lancet Obstetrics, Gynaecology & Women’s Health, una delle più autorevoli a livello internazionale nel campo della medicina materno-infantile.

Lo studio è il risultato di una collaborazione internazionale e multidisciplinare che ha coinvolto competenze in epidemiologia, ostetricia e salute pubblica. È stato coordinato dalla Professoressa Maria Elena Flacco dell’Università di Ferrara e dal Professor Francesco D’Antonio dell’Università “G. d’Annunzio” di Chieti.

“Abbiamo analizzato complessivamente 43 pubblicazioni scientifiche sull’argomento, selezionando esclusivamente gli studi più ampi e metodologicamente rigorosi” spiega la Professoressa Flacco. “Tra questi, anche lavori basati su confronti tra fratelli (sibling comparison), un approccio che consente di ridurre l’influenza di fattori genetici e ambientali condivisi e di ottenere evidenze più robuste”.

“Dall’analisi – prosegue – non emerge alcuna evidenza che l’assunzione di paracetamolo durante la gravidanza aumenti il rischio di disturbi dello spettro autistico, ADHD o disabilità intellettiva nelle bambine e nei bambini. Si tratta di risultati rilevanti, perché offrono una base più solida per le decisioni cliniche e per una comunicazione scientifica corretta, rivolta sia ai professionisti sanitari sia alla cittadinanza”.