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Ultimo aggiornamento: 8:16

Non ci sono prove scientifiche che colleghino l’uso del paracetamolo in gravidanza a un aumento del rischio di autismo o disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) nei bambini. È quanto conferma una nuova revisione pubblicata sul British Medical Journal (BMJ), che arriva mentre negli Stati Uniti il dibattito politico e mediatico, riacceso da dichiarazioni del presidente Donald Trump e da successive precisazioni della Food and Drug Administration (FDA), ha sollevato dubbi e preoccupazioni tra genitori e donne incinte.

L’analisi del BMJ, guidata da Shakila Thangaratinam dell’Università di Liverpool, ha passato in rassegna nove revisioni sistematiche e quaranta studi osservazionali, valutandone la qualità e la coerenza dei risultati. I numeri parlano chiaro: la qualità metodologica degli studi è risultata bassa o criticamente bassa nel 100% dei casi, con una sovrapposizione del 23% degli stessi dati primari. Laddove le ricerche hanno controllato i fattori genetici e ambientali condivisi nelle famiglie, le associazioni rilevate tra l’uso materno del farmaco e i disturbi del neurosviluppo sono scomparse.

Il paracetamolo (acetaminofene) resta dunque il trattamento raccomandato per dolore e febbre in gravidanza, come già stabilito dalle principali agenzie regolatorie internazionali. Anche l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), in un comunicato del 23 settembre 2025, ha ribadito che non sono emerse nuove evidenze che richiedano modifiche alle linee guida europee: il farmaco può essere impiegato, se clinicamente necessario, alla dose minima efficace e per il periodo più breve possibile.