Dall’analisi politica all’allarmismo eccessivo il passo è breve. Sul caso Ice, infatti, Marcello Sorgi dalle colonne de La Stampa costruisce un problema che, nei fatti, rischia di non esistere. Mentre il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, liquida la vicenda spiegando che “il problema non si pone e si sta discutendo sul nulla”, il commentatore intravede ombre, retroscena e pericoli democratici dietro l’ipotesi – tutta da verificare – di agenti americani al seguito degli atleti Usa per Milano-Cortina.

Sorgi parla dell’Ice come di “una sorta di guardia privata trumpiana”, evocando scenari da Stato di polizia importato in Italia, con tanto di agenti pronti a muoversi “fuori dalle regole”. Così come accaduto a Minneapolis. Un racconto che alimenta le paure dell’opposizione e legittima la richiesta di un’informativa urgente in Parlamento. Peccato che, come ricordano dal Viminale, “gli elenchi delle delegazioni non sono ancora stati comunicati”. Tradotto: tanto rumore per nulla. Eppure Sorgi, pur ammettendo che la presenza di apparati di sicurezza stranieri all’estero è una prassi consolidata e regolata dal principio di reciprocità, continua ad insinuare il dubbio, chiedendosi perché mai atleti impegnati in un evento sportivo dovrebbero essere accompagnati da una polizia anti-immigrazione.