Per il mondo dell’autismo, la figura dell’insegnante di sostegno è di sensibile importanza e coinvolge migliaia di giovani autistici che vanno a scuola come le loro famiglie ma anche gli istituti scolastici ed il corpo docente. Sono stato invitato negli anni a portare la mia esperienza a tanti corsi di specializzazione per il sostegno e negli insegnanti che lì si preparavano ho visto presentarsi sempre la stessa domanda: “Come potremmo definire un buon insegnante di sostegno? Cosa dovrebbe saper fare e soprattutto essere?”.
Un cervello che funziona in modo diverso
Vi dico la mia di ex studente autistico che ha lavorato con diverse insegnanti di sostegno, dalla scuola materna al Liceo scientifico. La prima cosa, secondo me, da cui discendono poi le altre è che l’autistico non è una persona rotta da aggiustare o peggio da formattare a comportamenti di normalità scolastica, ma una persona dotata di una mente molto differente dalle altre nel suo funzionamento, una mente che mentre fa estremamente fatica a partecipare alle situazioni ed alle relazioni come le impostano i non autistici, potrebbe anche essere estremamente intelligente. Non una persona menomata quindi ma radicalmente straniera fino nel funzionamento della mente.






