Oggi vorrei parlarvi delle mie emozioni e più in generali dei miei stati interiori di persona autistica non verbale, perché mi sembra che i non autistici li capiscano veramente poco e commettano così grandi errori interpretativi. Ad esempio, nei primi anni delle scuole elementari, erano tutti convinti che io fossi perennemente distratto, perché non guardavo mai in volto chi parlava e se qualcuno si fosse rivolto a me avrei cominciato a parlottare tra me e me.

In realtà, queste che apparivano forme di distrazione erano in realtà al contrario efficaci strategie di concentrazione. La verità è che io non posso ascoltarvi e contemporaneamente guardare le espressioni del vostro volto perché questo per me è troppo, è confondente. O ascolto e comprendo ciò che dite o guardo e comprendo la vostra mimica facciale. Le due cose insieme mi è impossibile. Poi parlottarmi qualcosa mentre mi parlate, vi sembrerà sorprendente immagino, mi aiuta a non perdere il filo del discorso.

Così passai i primi anni delle elementari rapito da una concentrazione abissale mentre la tribù di selvaggi neurotipici che mi ospitava era convinta del perfetto contrario. Quando a otto anni cominciai a scrivere, rimasero tutti stupiti del mio italiano perfetto. Cosa venivo a fare a scuola, secondo loro? Ma almeno il dubbio che uno a scuola impara qualcosa, no?