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28 GENNAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 10:46

Parla di “cricca” Giuseppe Tamburi, il padre di figlio Giovanni, morto la notte di Capodanno nel locale Le Constellation di Crans–Montana. Dopo quasi un mese l’uomo parla e in una intervista a La Stampa ricorda la “luce” del sedicenne. “Ho scoperto che aiutava segretamente un senzatetto, regalandogli cibo e abiti – dice Giuseppe – e ora vorrei aprire un ricovero per i bisognosi in suo nome. So che non è una cosa che posso fare dall’oggi al domani, ma sto già parlando con il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, e la sua giunta, perché diventi al più presto una realtà”.

L’uomo, come tutti i parenti delle vittime, chiede giustizia ma esprime forti dubbi e perplessità sulla conduzione delle indagini. Nelle ultime ore è emerso, per esempio, che le immagini delle telecamere di videosorveglianza, che avrebbero potuto essere un elemento cruciale per le indagini, sono state cancellate. La procura di Sion le ha chieste solo il 15 gennaio. La notizia della liberazione di Jacques Moretti su pagamento di una cauzione non lo ha di sicuro lasciato indifferente, e ora giura di lottare fino alla fine contro i responsabili della strage. Tutti, dai proprietari alle autorità predisposte fino ai conniventi per “ristabilire gli equilibri“. La libertà dei coniugi Moretti è definita da Giuseppe “scandalosa, e come famigliari non siamo affatto d’accordo”. La battaglia legale è annunciata, “di certo, ci opporremo attraverso i nostri avvocati”. Ma le responsabilità sono comuni e più ampie perché “non si tratta solo dei gestori. Anche chi non ha fatto i controlli deve essere giudicato. La negligenza è anche loro. Per il loro fallimento, sono morti tanti ragazzi”.