PADOVA - Non siamo ancora all'allarme rosso, ma per evitare sgradite sorprese occorre al più presto serrare i ranghi e rimettersi in carreggiata. Il secondo ko di fila in un altro scontro diretto in chiave salvezza, tra l'altro nella prima uscita di Banzato come azionista di maggioranza (in tribuna c'era il figlio Giovanni), ha l'effetto di far scivolare il Calcio Padova al dodicesimo posto. I cinque punti di vantaggio sulla zona playout rappresentano ancora un discreto tesoretto da difendere, a patto però di non incappare ancora in un orribile primo tempo come quello del Druso. Fino all'intervallo infatti i biancoscudati hanno patito le pene dell'inferno, consegnandosi allo strapotere fisico del Sudtirol e non trovando mai il bandolo della matassa. Solo nella ripresa si è visto all'opera il vero Padova per spirito e atteggiamento, a cui é mancato solo il gol che avrebbe potuto riaprire la gara e rimettere in discussione l'esito della sfida.
Si comincia con un'ora e mezza di ritardo, il tempo necessario per liberare il campo dalla neve caduta in mattinata su Bolzano. Per contrastare la maggiore stazza atletica degli avversari Andreoletti punta su Villa al fianco di Sgarbi e Perrotta nel tridente difensivo. In mezzo al campo Harder è preferito a Crisetig mentre la coppia d'attacco è formata da Bortolussi e Lasagna. Solo tribuna per il Papu Gomez, uscito dolorante ad una caviglia dopo il match con il Mantova e reduce da una settimana dove non ha potuto allenarsi al meglio. C'è grande intensità nell'avvio del Sudtirol ed è subito decisivo Sorrentino nello sbarrare la strada a Merkaj in uscita bassa. Sul campo scivoloso sembra decisamente più a suo agio la formazione di casa mentre il Padova mostra più di qualche affanno nel leggere il calcio tutto in verticale degli altoatesini ed è anche troppo timido nella costruzione. Passano i minuti ma l'iniziativa resta sempre nelle mani del Sudtirol che aggredisce le corsie esterne e spedisce palloni insidiosi in area. Sul fronte biancoscudato è generoso ma poco produttivo il grande movimento di Bortolussi e Lasagna, troppo isolati in avanti. Sempre costretti a rincorrere e sovrastati sulle seconde palle i centrocampisti, ripetutamente alle corde la linea difensiva.






