La foto, agghiacciante, di un agente della Boarder Patrol americana che spara in testa ad Alex Pretti uccidendolo in una strada di Minneapolis diventa il soggetto di un altrettanto orribile, farneticante post social di Rocco Maruotti, segretario dell'Associazione Nazionale Magistrati, su Facebook.

Maruotti ha infatti trasformato il caso che sta sconvolgendo gli Stati Uniti in un vero e proprio argomento da campagna elettorale in vista del referendum sulla riforma della giustizia, totalmente fuori luogo e fuori contesto. "Anche questo omicidio di Stato rimarrà impunito in quella 'democrazia' al cui sistema giudiziario è ispirata la riforma Meloni-Nordio", con tag al comitato "Giusto dire NO".

Parole gravissime che generano, come inevitabile, un polverone politico. Tra i primi commenti quello della Giunta dell'Unione delle Camere Penali Italiane, che esprime "profondo sconcerto per il contenuto e per il metodo comunicativo" utilizzato dal segretario Anm.

"Il post, che è stato sommerso dalle critiche, è stato poi rimosso dall'autore, ma non per questo appare meno grave ed è in linea col metodo comunicativo utilizzato dall'ANM attraverso gli slogan secondo cui la riforma produrrebbe 'giudici dipendenti dalla politica'. È indegno e vergognoso evocare simili scenari per insinuare che la riforma della magistratura trovi ispirazione in modelli repressivi e disumani, così alimentando paure e suggestioni del tutto infondate presso l'opinione pubblica. Ancora più grave è che tale operazione comunicativa provenga da un magistrato e, soprattutto, da chi riveste un ruolo di vertice nell'Associazione Nazionale Magistrati. Una comunicazione di questo tenore non contribuisce in alcun modo a chiarire il contenuto della riforma né ad arricchire il dibattito democratico; al contrario, diffonde vere e proprie falsità e produce come unico effetto l'ulteriore indebolimento della credibilità e dell'autorevolezza della magistratura, tuona ancora l'UCP. "Non è accettabile - conclude la nota dei penalisti - che, mentre si invoca sobrietà istituzionale e si denuncia un clima di delegittimazione, si ricorra a modalità comunicative aggressive, ideologiche e manifestamente mendaci. Così facendo, si arreca un danno grave non solo al confronto pubblico, ma alla stessa immagine della magistratura che, qualunque sia l'esito referendario, ne uscirà sempre più delegittimata e meno credibile agli occhi del cittadino".