ROMA. A Rocco Maruotti, segretario generale dell’associazione nazionale magistrati, il parallelismo era sembrato facile e anche ghiotto. Così, allegando una foto dell’omicidio negli Stati Uniti di quel povero infermiere ad opera degli agenti dell’Ice, ha collegato Minneapolis con la separazione delle carriere: «Anche questo omicidio di Stato – ha scritto Maruotti - rimarrà impunito in quella “democrazia” al cui sistema giudiziario è ispirata la riforma Meloni-Nordio». Oggi negli Stati Uniti, dunque, e domani in Italia? Apriti cielo.
Maruotti stesso s’è reso conto dal tenore dei commenti che il messaggio era sbagliato e l’ha cancellato. È seguito un secondo messaggio, ma di scuse: «Per come era scritto, si prestava ad essere strumentalizzato. Non ritenevo e non ritengo opportuno paragonare la situazione statunitense, che pure deve porre interrogativi importanti sulla tenuta dello Stato di diritto in tutto il mondo, con quella italiana».
Troppo tardi. Il primo post di Maruotti ha cominciato a rimbalzare tra gli amici e soprattutto tra i nemici. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha vergato una nota durissima: «Ha avuto l’ardire di associare l’immagine di un tragico evento a Minneapolis alla nostra riforma. Ci auguriamo che la maggioranza dei magistrati cestini questo disgustoso messaggio nella pattumiera della vergogna. Offende non solo Governo e Parlamento ma anche chi amministra la giustizia».










