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La scarcerazione del signor Moretti, gestore del Bar dove sono morti 40 giovanissimi e feriti 114 ragazzi, è stato un pugno nello stomaco. Il governo italiano ha richiamato il suo ambasciatore. Presidente del consiglio e ministro degli esteri si sono detti indignati per la messa in libertà. E c'è da scommettere che il 99 per cento delle persone che stanno leggendo queste righe siano dello stesso avviso. Certamente è uno schiaffo alle famiglie delle vittime che sono dentro una bara o in un reparto di terapia intensiva, mentre è fuori colui che doveva accoglierli in sicurezza. Grazie al pagamento di una cauzione ridicola. Ma c'è qualcosa che non quadra in questo sentimento collettivo, ad eccezione fatta per le famiglie delle vittime, che hanno la sacrosanta titolarità al diritto di odiare. È necessario che qualcuno, i magistrati, stabilisca le responsabilità e poi le sanzioni. Saremmo forse più sollevati se il signor Moretti si facesse mesi o anni di carcerazione preventiva? E la moglie, perché non strapparla a suo figlio minorenne, visto che potrebbe essere più che complice? E perché finire qua. Chi doveva controllare? Le forze dell'ordine che ogni giorno passavano davanti al Constellation? I periti dell'assicurazione? E i famosi cittadini svizzeri molto lesti a denunciare civicamente chi non si comporta per bene nel proprio cantone? Dove mettiamo fine a questa lista? Qualcuno me lo sa dire? Arrestiamo preventivamente tutti? Chi possiamo esentare da questa caccia al mostro. Ci sono mille mostri nella carneficina del Constellation. E il diritto, freddo, asettico, senza piazza che vuole comprensibilmente lo scalpo, ha il delicato compito di accertarlo. Lo farà con mille errori e con tempi diversi rispetto alla risposta immediata che una tale carneficina, nel nostro cuore, pretende. Ma siamo capitati in Occidente, abbiamo scelto l'occidente, non i talebani. Pensate, è una bestemmia scriverlo proprio qui, dalle nostre parti è assodato un principio favoloso e terribile al tempo stesso: meglio un colpevole fuori, che un innocente dentro.






