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Arrestati 5 ragazzi, tre sono minori. Le intercettazioni choc: "Speriamo schiatti. È in coma? Gli stacco i cavi"
«Speriamo che schiatti, così non ci riconosce»; «Diciamo che lui aveva un coltello e che noi abbiamo reagito»; «Andiamo a trovarlo in ospedale, così facciamo commuovere i giudici»; «Beh, possiamo sempre scappare in un paese dove non c'è l'estrapolazione (leggasi estradizione)».
Dalle intercettazioni ambientali, dai loro dialoghi sui social in cui ricostruiscono l'accaduto («gli ho dato una coltellata», «no, frà, guarda che gliene hai date due») non appare un attimo di pentimento, un flato di commozione, un tentativo di ammenda. Sembra non abbiano infatti né anima né cervello i cinque giovani destinatari delle ordinanze cautelari eseguite ieri mattina tra Monza e provincia. Sono due 18enni e tre 17enni quattro italiani e uno straniero, tutti studenti, alcuni ripetenti, ma tutti incensurati e tutti figli di gente per bene - i ragazzi fermati dalla squadra investigativa del commissariato Garibaldi-Venezia, guidata dal primo dirigente Angelo De Simone. Quando la polizia è piombata ieri nelle loro abitazioni, uno stava giocando con la Playstation, un altro si stava preparando per andare a scuola, gli altri ancora dormivano. Sono accusati di tentato omicidio pluriaggravato e rapina pluriaggravata per aver pregiudicato per sempre l'esistenza di un 22enne brillante studente universitario della Bocconi che la notte 12 ottobre hanno accoltellato e massacrato di botte e che tuttora, dopo due interventi chirurgici, resta in ospedale, aggrappato a un futuro da paraplegico.






