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Dalla rivendicazione dell’estrema sinistra ai quattro militanti di Gioventù Nazionale aggrediti nelle scorse ore

Tre morti e nessun colpevole: dopo quasi cinquant'anni, la strage di Acca Larentia continua a tenere banco. La denominazione deriva dalla via del quartiere Tuscolano, a Roma, dove nel 1978 si trovava una sede del Movimento Sociale Italiano. È lì che, nel tardo pomeriggio del 7 gennaio, un gruppo armato attaccò alcuni militanti del partito, causando due vittime: Franco Bigonzetti (20 anni) e Francesco Ciavatta (18 anni).

Secondo le ricostruzioni, poco dopo le 18 cinque attivisti stavano uscendo dalla sezione per distribuire volantini quando diventarono bersaglio dei colpi sparati da più persone. Bigonzetti morì immediatamente, mentre Ciavatta, inizialmente ferito, venne raggiunto nuovamente mentre cercava di allontanarsi e morì durante il trasporto in ospedale. Nelle ore successive al duplice omicidio, la protesta organizzata nel luogo dell’attacco degenerò in scontri, durante i quali perse la vita anche Stefano Recchioni, militante ventenne della sezione di Colle Oppio. L’identità di chi esplose il colpo che lo uccise non fu mai chiarita, così come non furono accertati gli autori dell’agguato davanti alla sede missina.