"In una chiesa di Harlem una cena gratuita di tre portate, senza fare domande". Si intitola così il reportage che il New York Times ha dedicato qualche giorno fa a un refettorio speciale nel cuore della Grande Mela che offre "un'esperienza culinaria degna di un ristorante stellato Michelin: cene di tre portate con dolci appena sfornati e caffè aromatico". Qui le stelle brillano davvero, come e ancor di più di quelle attribuite dalla Rossa a Massimo Bottura che, insieme a Lara Gilmore, è il mentore di questo luogo, come di tanti altri, dove il cibo è buono e giusto per tutti, nessuno escluso. Perché ha la bellezza oltre che la bontà che sa di dignità che non fa differenze. Ma esalta l'unicità di ciascuno.

Bottura: “I dumplings meglio dei tortellini? Ma non scherziamo”

"Il servizio di cena si tiene ogni mercoledì e venerdì – si legge nell'articolo realizzato da Aimee Ortiz e James Estrin – . Il ristorante di Harlem fa parte di una rete globale fondata da Lara Gilmore e suo marito, Massimo Bottura, lo chef italiano la cui Osteria Francescana a Modena, in Italia, è spesso classificata tra i migliori ristoranti al mondo. Il loro programma Food for Soul, che mira a ridurre lo spreco alimentare, l'insicurezza e l'isolamento, ha aperto i battenti del Refettorio in una dozzina di sedi in tutto il mondo, tra cui Parigi, Londra e Sydney, in Australia".