Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
25 GENNAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 9:01
“Qui se vuoi lavorare troverai sempre un posto con facilità. Certo, con la Brexit qualcosa è cambiato, c’è stata un po’ di flessione con gli stipendi, che rimangono superiori di almeno un terzo rispetto l’Italia, ma la dinamicità del mercato del lavoro non è comparabile con il nostro, dove tutto è immobile o lo sfruttamento è dietro l’angolo”. Marco Perriccioli, 45 anni, napoletano, lavora nelle risorse umane a Londra, dove vive dal 2015. “In dieci anni di lavoro in Italia non ho concluso nulla, in dieci anni a Londra ho comprato casa, ho fatto due figli e ho un lavoro che mi piace. Qui c’è una vera concorrenza al rialzo nel mercato del lavoro e se ti impegni portando a casa i risultati l’azienda te lo riconosce”, osserva, tracciando il bilancio di una parte della sua vita che, dopo aspettative deluse e frustrazioni, lo ha portato lontano dal suo Paese. Dove, peraltro, non tornerebbe.
Marco si è laureato in psicologia a Roma, nei primi anni duemila, concludendo anche il dottorato di ricerca nel 2010 mentre faceva il tutor all’università. “Ero uno di quelli della generazione mille euro”, racconta a ilfattoquotidiniano.it. “Dopo alcuni anni in una società di consulenza, che collaborava con un importante istituto di credito, ho aperto la mia partita iva ma lavorare come professionista era davvero dura”. Poi l’azienda ha iniziato a licenziare. Così trova altro, restando nell’ambito delle consulenze. Ma non va bene: arrivavano sempre e solo contratti a termine. Finché nel 2014 rimane senza lavoro. “Sono stato 8 mesi ad inviare e portare curriculum: nulla”, ricorda. Nel 2015 un amico gli consiglia di trasferirsi a Londra. Sono gli anni dell’ultimo grande esodo di massa nella capitale inglese prima della Brexit. “All’inizio per un periodo ho lavorato in un bar e nel frattempo inviato curriculum. Penso seicento in un mese e mezzo. Mi ha chiamato una grande società di consulenza, sono rimasto 8 anni. Facevamo scheduling, lavoravamo per i clienti a progetto in base ad esperienze e competenze”. Marco gestiva 250 persone specializzate in servizi finanziari, lavoratori di banche o società finanziarie. “Due anni fa hanno fatto 19mila tagli, la maggior parte nell’h&r (le risorse umane ndr.), ma in poco tempo ho trovato lavoro in un’altra azienda competitor”.






