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Dalle accuse di controllo sui computer dei magistrati alle critiche sul Csm: l’ex pm respinge le ricostruzioni di chi fa campagna per il "No"
Nel pieno del dibattito sulla riforma della giustizia e a poche settimane dal referendum, tornano a salire i toni dello scontro tra politica, informazione e magistratura. Al centro delle polemiche il solito allarmismo che, secondo Antonio Di Pietro, avrebbe l’obiettivo di condizionare l’opinione pubblica. L’ex magistrato è intervenuto per stroncare senza mezzi termini le ultime uscite di "Report" e di Nicola Gratteri: se la trasmissione di Sigfrido Ranucci è al centro del dibattito per i presunti "software fantasma", il procuratore di Napoli ha sollevato un polverone per aver affermato che il criterio del sorteggio per designare i componenti dei due Csm "è truccato".
Andiamo per gradi. "Report" ha ipotizzato un possibile controllo sui computer in uso ai magistrati, scenario che Di Pietro respinge con decisione, parlando di ricostruzioni prive di fondamento e capaci solo di alimentare timori infondati tra gli elettori chiamati al voto: “Anche oggi assistiamo al lancio del solito falso allarme sparato in aria per intimorire gli elettori che fra un paio di mesi dovranno esprimersi sul referendum. Ieri la palla in aria l’ha lanciata Report per far credere - contrariamente al vero - che i 40mila computer in uso ai magistrati potrebbero essere stati messi sotto controllo, su disposizione del governo, addirittura per controllare la loro attività. Se così fosse, si tratterebbe di un colpo di Stato, ma siccome così non è si tratta di una calunnia bella e buona".






