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"È il delirio di un invasato animato dal pregiudizio", sbotta il vicepresidente della Camera dei Deputati e responsabile azzurro della campagna referendaria per il Sì Giorgio Mulè

Con l'avvicinarsi dell'appuntamento referendario, si arroventa il clima attorno alla separazione delle carriere. Il magistrato Nino Di Matteo, nel corso della presentazione del libro di Marco Travaglio sulle ragioni del no si dice d'accordo con Nicola Gratteri: "Assieme alle persone perbene che voteranno sì" al referendum, "voteranno sì i massoni, i grandi architetti del sistema corruttivo e i mafiosi". E ciò - argomenta - accadrà "per un motivo fondamentale: gli autori della riforma, in questo momento la campagna referendaria per il sì, partono dal quotidiano esercizio di denigrazione della magistratura".

E "la mafia ha bisogno che agli occhi del popolo la magistratura risulti delegittimata". "Quando ci bombardano di giudizi negativi sulla magistratura, dal caso Garlasco a quello Tortora, la delegittimano agli occhi del popolo - spiega Di Matteo - e parlano alla pancia di coloro i quali hanno interesse, per la loro stessa essenza, ad una delegittimazione della magistratura. E questi sono i massoni, i mafiosi, coloro i quali temono il controllo della magistratura". Parole "indegne e inaccettabili - tuona da Forza Italia la sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento Matilde Siracusano -. Attribuire, in maniera generalizzata e suggestiva, il voto favorevole al referendum a mafiosi, massoni e criminalità organizzata significa scendere su un terreno che non appartiene alla cultura costituzionale di un magistrato della Repubblica".