Arriverà dalle Regioni almeno il 25% delle risorse necessarie per finanziare il Piano Casa da 100mila nuovi alloggi a prezzi accessibili messo in campo dal governo. Un'operazione che vale complessivamente 4 miliardi di euro, di cui circa un miliardo è già stato messo nero su bianco nell'accordo Stato-Regioni sulla riprogrammazione dei fondi europei (a cui si aggiunge la quota del cofinanziamento nazionale), firmato qualche settimana fa a Roma. Una dote che, probabilmente, finirà nel decreto sul Piano Casa che l'esecutivo ha intenzione di mettere a punto nei prossimi mesi. In particolare, secondo il rapporto dell'Osservatorio Congiunturale sull'industria delle Costruzioni, messo a punto dal Centro Studi dell'Ance, «le Regioni si sono impegnate a destinare quote aggiuntive, pari al 3% o al 6%, della dotazione Ue-Fesr (in funzione del livello di avanzamento del Programma e degli impegni già assunti), con l'obiettivo di incrementare le risorse su edilizia abitativa sostenibile e accessibile».
Resta il fatto che decenni di progressivo disimpegno dello Stato nell'ambito dell'edilizia popolare e di quella sociale, accompagnato dalla dismissione del patrimonio abitativo degli enti previdenziali e assicurativi, hanno creato, segnala sempre l'Ance, «una tensione abitativa che diventa sempre più forte, soprattutto nei grandi centri urbani». In Italia, infatti, secondo il rapporto della Commissione Ue, solo il 3,5% delle famiglie vive in un alloggio sociale, mentre in altri Paesi europei la situazione è ben diversa: 29% nei Paesi Bassi, 24% in Austria e Svezia e 20% in Danimarca. Nel nostro Paese, a fronte dei circa 980mila alloggi sociali esistenti al 2021, si stimano tra le 600 e le 650mila famiglie ancora in lista d'attesa; e il quadro si aggrava se guardiamo oltre il perimetro del sistema pubblico: secondo Nomisma, sono 1,2 milioni i nuclei familiari che vivono in affitto in condizioni di forte disagio economico. La novità è che il disagio non riguarda solo le famiglie più povere, ma anche i nuclei il cui reddito, pur eccedendo i limiti per l'accesso agli alloggi popolari, risulta insufficiente per soddisfare le richieste economiche del mercato libero (la cosiddetta fascia grigia). I risultati dell'indice di accessibilità per l'acquisto di un'abitazione sviluppato dall'Associazione dei costruttori restituiscono un quadro decisamente preoccupante, soprattutto nelle grandi città.








