Dare un’abitazione a chi lavora, ma non può permettersi affitti sul mercato privato e non rientra nelle graduatorie dell’edilizia pubblica, ma anche reperire risorse per iniziare a recuperare gli 8.800 alloggi popolari oggi sfitti che necessitano di riqualificazioni o ristrutturazioni. Questo il duplice obiettivo del programma “Generazione Casa” lanciato dal neo-governatore del Veneto Alberto Stefani. Questa la base del nuovo piano regionale per dare una risposta all’emergenza abitativa e convertirla in un’opportunità di sviluppo, a partire dalla revisione della legge regionale 39/2017, recante norme in materia di edilizia residenziale pubblica. Un’azione locale, che prende atto dell’emergenza nazionale ed europea, che punta sulla riqualificazione dell’esistente (riducendo i costi energetici) e apre alla relazione con il privato (con un circolo virtuoso nel settore delle costruzioni e della riqualificazione).

Governatore, a chi è rivolto il programma a cui state lavorando?

Il tema dell’abitare rappresenta oggi una delle principali leve di coesione sociale e competitività territoriale. Il target prioritario non è limitato alle fasce tradizionalmente assistite dall’edilizia residenziale pubblica (attualmente l’isee medio degli utenti è 7.700 euro), ma comprende quella fascia sempre più ampia di lavoratori, giovani, caregiver, famiglie e nuclei monoreddito che, pur avendo un’occupazione stabile, non riescono ad accedere a soluzioni abitative sostenibili sul mercato privato e restano esclusi dalle graduatorie Erp. Lo dicono i numeri: in Veneto entro il 2030 mancheranno più di 280mila lavoratori e, molti di questi, come sostiene anche Confindustria, rinunciano a un posto di lavoro a causa dell’emergenza abitativa.