Il Piano casa del governo – 100 mila alloggi a prezzi calmierati in dieci anni – partirà con una dote di 7 miliardi di euro. Le risorse pubbliche disponibili, a legislazione vigente, sono pluriennali e arrivano, in prima battuta, per 970 milioni di euro del fondo per il contrasto al disagio abitativo, da utilizzare tra il 2026 e il 2030. Nella legge di bilancio approvata a dicembre, lo stanziamento triennale messo nero su bianco per quel che riguarda proprio il fondo per il disagio abitativo prevede 116 milioni nel 2026, 216 milioni nel 2027 e 228 nel 2028.
Poi ci sono circa 2,9 miliardi di euro della politica di coesione europea e nazionale del programma 2021-2027 indirizzati sull’housing, frutto della riprogrammazione definita in Conferenza unificata con le regioni. E infine 3,2 miliardi del fondo sociale per il clima 2026-2032, messi a disposizione per ridurre gli effetti della transizione climatica sulle fasce deboli, con interventi di riqualificazione nelle case popolari.
La stima dei 7 miliardi di euro è fatta dall’Ance, l’associazione dei costruttori, che chiede al governo un passo avanti che deve tradursi in un Piano casa organico, con strumenti finanziari, urbanistici e fiscali capaci di incidere realmente sull'offerta abitativa. «Dare una casa da abitare a tutti i cittadini è il futuro del Paese, un Piano su modello del Pnrr», sottolinea la presidente dell'Ance, Federica Brancaccio che aggiunge: «La richiesta al governo è sicuramente quella di individuare una governance, considerato che abbiamo contato più di 40 competenze frammentate tra ministeri, enti e istituzioni. Poi occorre immaginare un ventaglio di strumenti finanziari e di credito».






