FRIULI VENEZIA GIULIA - Il Friuli Venezia Giulia a caccia di Comuni veneti? Il giorno dopo il ritorno delle Province grazie all’approvazione da parte del Senato della riforma dello statuto regionale (si è trattato del quarto e definitivo passaggio parlamentare del disegno di legge costituzionale), in Friuli c’è già chi strizza l’occhio ai Comuni veneti confinanti. A partire da quelli veneziani di confine, come ad esempio Cinto Caomaggiore, che in passato avevano votato in maniera bulgara per cambiare regione. «Sono territori - dice ora il consigliere regionale del Friuli Venezia Giulia, Markus Maurmair, esponente di Fratelli d’Italia - che per geografia e relazioni quotidiane intrecciano una parte significativa della propria vita sociale ed economica con il sistema friulano».

La discussione è dunque duplice. Da un lato c’è la richiesta di cambiare la legge Delrio del 2014, reintroducendo le Province quali organi elettivi di primo grado, con presidente e consiglieri eletti direttamente dai cittadini come avviene per i Comuni. Dall’altro lato, c’è il Friuli che apre la porta ai Comuni confinanti. Nel 2017 era stato Sappada a cambiare Regione. Negli altri Comuni ci hanno provato, ma il percorso non è mai stato portato a termine. Il caso più emblematico Cinto Caomaggiore, in provincia di Venezia, dove al referendum del 2006 il 91,5% dei votanti si è espresso a favore dell’aggregazione al Friuli Venezia Giulia, superando i quorum previsti dall’articolo 132 della Costituzione. Ma volontà “secessioniste” ci sono state anche a Teglio Veneto, Concordia Sagittaria, San Michele al Tagliamento. Per non dire di Cortina d’Ampezzo, dove periodicamente si torna a parlare di un passaggio dalla provincia di Belluno a Bolzano, in Alto Adige. Sono di pochi giorni fa i due progetti di legge di Meinhard Durnwalder, senatore della Südtiroler Volkspartei, per ampliare i confini del Trentino-Alto Adige inglobando diversi comuni della Lombardia e del Veneto, compresa Cortina. «Non siamo noi della Svp a spingere in questa direzione ma è la popolazione stessa a chiederlo», ha detto Durnwalder. Cui ha immediatamente replicato l’assessore veneto alla Montagna, Dario Bond: «Per me è un no secco, attenzione a giocare col fuoco». Che la tentazione di emigrare ci sia, è evidente. Lo ammette il direttore di Anci Veneto, Carlo Rapicavoli: «Gli amministratori locali sentono la differenza rispetto ai Comuni delle Regioni a statuto speciale: lì hanno più autonomia, più risorse, più servizi. Non a caso per colmare il divario è stato istituito il Fondo per i Comuni di confine». Che serve, certo, ma non colma il gap.