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Ultimo aggiornamento: 17:37

“Dopo tredici anni di attesa, rinvii, ricorsi e riforme annunciate, lo Stato italiano ha finalmente rimesso mano al dossier delle guide turistiche. Il suo tassello più visibile – e decisivo – è il primo bando nazionale di abilitazione” si legge sul Corriere della Sera, in un pezzo che riprende l’articolo de Il Fatto Quotidiano in cui si anticipa che, nella prova preselettiva tenutasi lo scorso novembre in 8 sedi sparse per il paese, su 12mila candidati arrivati da ogni regione solo 230 sono risultati idonei.

I promossi, in sostanza, sono stati lo 0,7 percento del totale degli iscritti (quasi 30mila) e appena l’1,8 percento di chi si è presentato in aula per svolgere il test – 80 quesiti a risposta multipla a cui rispondere in 90 minuti, con una soglia di idoneità fissata a 25 punti.

Le proteste di alcuni di coloro che non hanno passato la prova preselettiva non hanno tardato ad arrivare sui social. Il senso del malcontento è così riassumibile: ma come, tu Stato finalmente introduci una prova che ha anche l’obiettivo di rimediare a un vuoto normativo decennale e poi la rendi così difficile da decimare il numero di idonei, continuando ad alimentare quello che è l’attuale sistema gravato da abusivismo e da abilitazioni prese all’estero ed esercitate in Italia?