Nel 2026 sono in arrivo cambiamenti rilevanti per le pensioni di reversibilità: nuove soglie di reddito, rivalutazioni aggiornate e meccanismi di calcolo più stringenti renderanno gli importi meno uniformi e più legati alla situazione personale di ciascun beneficiario. In sintesi, alcuni assegni resteranno invariati, altri subiranno riduzioni più marcate, mentre gli aumenti nominali potrebbero non tradursi automaticamente in maggiori entrate.

Entrando nel dettaglio, il punto di partenza è l’aggiornamento del trattamento minimo, che per il 2026 viene stimato intorno ai 611 euro mensili. Questo valore funge da perno per ridefinire le soglie reddituali oltre le quali la pensione di reversibilità non è più cumulabile per intero. Restano tre le fasce di riduzione, ma con limiti più alti: sopra i 23.862,15 euro annui scatta un taglio del 25%, oltre i 31.816,20 euro la decurtazione sale al 40%, mentre superati i 39.769,25 euro la riduzione arriva al 50%. Il risultato è una reversibilità più “sensibile” alle variazioni del reddito complessivo.

PENSIONI 2026, SCATTANO GLI AUMENTI A FEBBRAIO: COME CAMBIA L'ASSEGNO

Scattano gli aumenti sulla pensione di febbraio. La rivalutazione degli assegni, nota come perequazione, è stata ...