L’aumento delle pensioni per il 2026 è stato stabilito, in via provvisoria, con una rivalutazione dell’1,4%: ma ci sono differenze in base agli scaglioni di reddito, e inoltre la fiscalità incide in maniera diversa per i pensionati, anche in base a dove hanno la residenza (possono esserci modifiche, per esempio, delle addizionali IRPEF locali).

Infatti, in primo luogo, l’aumento si applica in base alle fasce di reddito: è pari al 100% della perequazione per gli assegni fino a quattro volte il minimo Inps (che sale da 603,40 euro a 611,85 euro) e ciò vuol dire che l’1,4% di rivalutazione spetta per intero a chi percepisce pensioni fino a 2.413,60 euro lordi mensili.

L’aumento è invece pari al 90% della rivalutazione, ovvero l’1,26%, per le pensioni comprese tra quattro e cinque volte il minimo, quindi nella fascia tra 2.413,61 euro lordi e 3.017 euro lordi mensili, mentre scende al 75% della rivalutazione provvisoria, ovvero l’1,05%, oltre la soglia di cinque volte il minimo Inps che scatta sopra i 3.017,01 euro lordi mensili.

Questo meccanismo comporta i seguenti aumenti lordi, per esempio, rispetto agli importi mensili del 2025:

-pensione di 1.000 euro aumento di 14 euro