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Ultimo aggiornamento: 15:54

Pochi minuti dopo l’anticipazione di Report sulla vulnerabilità di 40mila computer in uso ai magistrati, esplode lo scontro politico. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio smentisce e accusa Sigfrido Ranucci di fare “allarme sociale”, mentre le opposizioni arrivano a chiedere le sue dimissioni. Angelo Bonelli (Avs) parla di rivelazioni “gravissime per la qualità della democrazia” e di un sistema che metterebbe a rischio la separazione dei poteri.

In Aula interviene anche Debora Serracchiani, responsabile giustizia del Pd, che invita Nordio a dimettersi se le anticipazioni fossero confermate e chiede la presenza in Aula della premier Giorgia Meloni. I parlamentari Pd della Vigilanza Rai parlano di un disegno più ampio di controllo della magistratura, diretto e indiretto.

La replica del Guardasigilli arriva subito. Nordio definisce le accuse “surreali” e conferma che il software è lo stesso sistema di gestione in uso dal 2019, ereditato dai ministri precedenti. Elenca poi ciò che il programma non farebbe: niente sorveglianza, niente lettura di contenuti, niente registrazioni di schermo, tastiera, microfoni o webcam. Le funzioni di controllo remoto, sostiene, non sarebbero mai state attivate.