Se ne parla sul web ed è tra i trending topic: il prosciutto cotto è stato inserito nella lista degli alimenti cancerogeni di tipo 1 dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Eppure non è una novità. La classificazione dell’Oms, a opera della sua Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc), risale al 2015. E riguarda tutte le carni lavorate, non solo il prosciutto cotto, ma anche il crudo, il salame, la bresaola, lo speck, la pancetta, la mortadella, i wurstel, gli hot dog, le salsicce, la carne in scatola. "Bisognerebbe però distinguere tra i prodotti e la loro composizione – interviene Giorgio Calabrese, medico nutrizionista, docente universitario e consulente scientifico del ministero della Salute – Una cosa è un hot dog o una salsiccia molto lavorata, che sono stati processati e hanno tanti grassi, un'altra cosa è il prosciutto cotto che è invece un prodotto che nasce da una carne di maiale che viene addirittura sgrassata".

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16 Gennaio 2026

Professor Calabrese, che cosa significa essere inseriti nel Gruppo 1?

"Vuol dire che è stata trovata evidenza certa di cancerogenicità per l’uomo. La causa è la presenza di conservanti potenzialmente dannosi e l’alto contenuto di grassi saturi. I salumi subiscono processi industriali come l’affumicatura, la salatura, la cottura, la conservazione e contengono conservanti che durante il processo di lavorazione possono trasformarsi in nitrosammine, composti cancerogeni. Ma non bisogna fare allarmismi. Serve un’alimentazione equilibrata e un consumo consapevole. Se il consumo è moderato, il rischio è assai ridotto. Secondo l’Oms, una porzione di circa 50 grammi al giorno di carni trasformate potrebbe favorire la formazione di mutazioni geniche che poi potrebbero far aumentare del 18% circa il rischio dell'insorgenza del tumore al colon retto. È altamente consigliato un consumo inferiore alla media".