"Abbiamo persone fantastiche che vogliono unirsi, sarà il consiglio più prestigioso mai formato: tutti vogliono farne parte". Donald Trump, a Davos, tra una minaccia di ritorsioni se non avrà la Groenlandia e una sfilza di falsità sull'eolico, si dedica a magnificare il suo Board of Peace.
Circa cinquanta le nazioni invitate, oltre una trentina le conferme arrivate sinora (stando a fonti dell'amministrazione Usa).
Turchia, Egitto, Israele, Arabia Saudita e Qatar hanno detto sì, secondo gli ultimi annunci.
Il Vaticano ha ricevuto l'invito è "sta valutando".
A sfilarsi pubblicamente, per ora, sono solo Paesi europei. Rischiando a questo punto di aprire un altro fronte con la Casa Bianca. Il primo a sfilarsi è stato Emmanuel Macron, beccandosi subito l'avvertimento a possibili dazi del 200% in un'inedita manifestazione di squadrismo geopolitico. A seguire si contano Danimarca, Norvegia e Svezia. La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, anche lei invitata, è rientrata a Bruxelles per prepararsi al Consiglio Europeo straordinario - saltando dunque la giornata della ventilata cerimonia di firma a Davos - e togliendosi così d'impiccio. Al vertice Ue si parlerà anche del Board of Peace e Berlino, a quanto riportano i media tedeschi, ai suoi diplomatici nella capitale europea ha dato indicazione contraria. Per il cancelliere Friedrich Merz, insomma, è 'nein'.














