In un quotidiano come Repubblica il lavoro più visibile è quello delle firme. Ma affinché tutto funzioni tre squadre lavorano lontano dai riflettori: la segreteria di redazione, la tipografia e l’archivio. Senza di loro il giornale non esisterebbe.
La segreteria di redazione: semplificare il caos
Raccontare il lavoro della segreteria non è facile, perché è un lavoro che si definisce per sottrazione. Come diceva Rolando Montesperelli, storico segretario di redazione dal primo giorno, accanto a Eugenio Scalfari fin dalla fondazione, l’obiettivo è uno solo: rendere il più semplice possibile la vita della redazione.
Oggi l’ufficio è coordinato da Stella Somma, che è anche segretaria della direzione. Un ruolo che la porta a seguire da vicino l’agenda del direttore Mario Orfeo. Gran parte dell’attività riguarda l’organizzazione dei viaggi degli inviati, in Italia e all’estero: voli, treni, alberghi, accrediti. Eventi politici, sportivi o culturali: ogni dettaglio viene immaginato dalla segreteria prima di diventare un racconto. Dal Consiglio europeo ai congressi di partito, dalle Olimpiadi alla Serie A, da Sanremo fino al concerto di un’artista emergente. Tutto deve funzionare, spesso in poche ore, perché i giornalisti possano svolgere il loro compito senza ostacoli. Montesperelli partecipava anche alle riunioni di redazione e, quando intuiva che sarebbe stato necessario mandare un giornalista a seguire una storia, si alzava e si allontanava in silenzio. Andava a chiedere ai suoi collaboratori di mettere in moto la macchina organizzativa. Era, a tutti gli effetti, il braccio destro di Scalfari.








