C’è un legame tra i cambiamenti climatici e le malattie respiratorie croniche, ed è a doppio senso: inquinamento, ondate di caldo e freddo aggravano le condizioni di salute dei pazienti e aumentano l'incidenza delle patologie da una parte; la cattiva gestione dei pazienti – che provoca scarsa aderenza alla terapia, ricadute e ospedalizzazioni - produce un impatto sull’ambiente dall’altra. Se la prima connessione può risuonare più familiare, la seconda lo è meno. Eppure è così. E una buona parte dell’impatto ambientale è dato dai gas usati per l’erogazione dei farmaci prescritti ai malati di asma o Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (Bpco).

Oggi, però, la tecnologia consente di formulare propellenti “green”, con una capacità inquinante ridotta praticamente a zero rispetto a quelli attualmente usati. La prima azienda che si è impegnata su questo fronte è Astra Zeneca, che ha appena annunciato di voler sostituire i suoi inalatori e renderli sostenibili grazie a un nuovo gas propellente entro la fine del 2030. Per farlo ha potenziato il suo impianto produttivo di Dunkirk, in Francia, che diventerà punto di riferimento per questa tecnologia e servirà ben 75 paesi in tutto il mondo.

In Europa 14% decessi provocato da ‘ambiente malato’: ripartire dalla natura per ridurre mortalità