Ogni giorno gli ospedali producono tonnellate di rifiuti e consumano enormi quantità di energia: un impatto spesso invisibile, eppure estremamente concreto sull’ambiente. Guanti, mascherine monouso, materiali di medicazione e involucri dei farmaci finiscono costantemente nei cestini, mentre luci sempre accese, impianti di riscaldamento e sistemi di climatizzazione alimentano un consumo energetico perenne e considerevole.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il settore sanitario genera circa il 5% delle emissioni globali di gas serra, con percentuali più elevate in regioni come Europa, Stati Uniti e Cina. Senza interventi concreti, entro il 2050 le emissioni del comparto potrebbero raggiungere le sei gigatonnellate di CO₂ annue, equivalenti a quelle prodotte da circa 1,26 miliardi di automobili. Il paradosso è evidente: curare le persone produce un impatto diretto sull’ambiente. Per l’OMS, la soluzione richiede una collaborazione tra governi e strutture sanitarie per orientare il settore verso la sostenibilità.
I dati di Health Care Without Harm dicono che se il sistema sanitario fosse considerato uno Stato, sarebbe il quinto maggior emettitore di gas serra a livello globale. Gli ospedali, in particolare, sono tra le strutture più inquinanti: la loro impronta carbonica annua arriva a circa due gigatonnellate di CO₂, quanto prodotto da 514 centrali a carbone. Le principali fonti di inquinamento derivano dalla produzione e gestione dei materiali, come farmaci, dispositivi medici e strumenti ospedalieri, che rappresentano circa il 71% delle emissioni. Una quota significativa è anche legata al consumo energetico delle strutture, mentre trasporti, sostanze chimiche e incenerimento dei rifiuti speciali contribuiscono ulteriormente all’impatto ambientale.












