Un anno senza Luca Beatrice, un anno pieno di lui. Sembra ieri e sembra mai quel 21 gennaio 2025 in cui arrivò la telefonata purtroppo attesa – i bollettini medici sono crudeli nella loro essenzialità – che pure ci trovò impreparati e ci lasciò smarriti. È stato un anno in cui in redazione abbiamo perso il conto delle volte in cui è rimbalzato il suo nome per un commento di politica, di musica, di cultura, di cinema, di tutto. Luca amava tante cose: la Juve, ovviamente. L’arte contemporanea (non tutta) le moto, i profumi di nicchia, i sigari, la musica (non tutta), le serie tv (non tutte), i libri (ne leggeva tantissimi, ne apprezzava pochissimi), gli artisti di provincia (cui ha dedicato un libro) e mille altro ancora che ci vorrebbero mille vite a vivere le passioni così intensamente come ha fatto lui.

La sua esistenza è stata un capolavoro di contaminazioni, di vertici e abissi, di cultura alta e pop, tutto in dosi smisurate e senza sfumature né chiaroscuri. Odiava i formalismi e le formalità, le frasi fatte, le convenzioni, le mezze misure, le mezze calzette e la sinistra equilibrista. Sembrava burbero, diceva di esserlo, ma era smentito dai continui slanci di generosità. Rivendicava il suo essere maschilista ma gli piaceva confrontarsi con le donne e lavorare con loro. Era un conservatore, quello sì, convintamente. Ricordo quella mattina che non gli risposi al telefono e gli scrissi: «Sono a pilates» e lui replicò: «Pilates è di sinistra!», seccato perché aveva avuto un’idea bellissima per un articolo e non poteva condividerla. E non si può che sorridere o ridere ripensando a Luca, a quel suo vivere con pienezza e leggerezza, diviso tra i lavori di docente, scrittore, opinionista, saggista, le due ex mogli, sua moglie Elisa, i quattro figli, le lezioni da tenere, le mostre da curare, i treni da prendere, le partite da seguire, i concerti da vedere. Era allergico alla retorica, fastidiosa come una cravatta avvitata al collo ma, raccontando la sua vita al passato, è impossibile non scivolare nei sentimentalismi del ricordo.