Crans-Montana – Ha ammesso di aver installato la “schiuma”, che sono state usate candele pirotecniche e nel bar non c’era un sistema antincendio. Ma non era una resa. Oggi Jacques Moretti torna in procura per un nuovo interrogatorio (domani tocca alla moglie Jessica) e i suoi avvocati daranno battaglia. Non poteva sapere che i pannelli erano infiammabili, né i funzionari del Comune avevano fatto obiezioni sulle scale strette per uscire dal seminterrato del Constellation, e la porta d’emergenza non era bloccata: questa la linea difensiva. Il “Corso” spera — magari già in queste ore — di uscire dal carcere su cauzione. I pm chiedono 400mila franchi ai coniugi. La tragedia di Crans ha effetti anche in Italia. Il ministro dell’Interno Piantedosi invia ai prefetti una direttiva perché quanto avvenuto «impone di intensificare al massimo, soprattutto in chiave preventiva, l’attività di controllo sulle attività di intrattenimento al fine di tutelare la pubblica incolumità» di lavoratori e clienti.

Dalla strage all’interrogatorio, le dieci ore di buco di Moretti. “Tentò di inquinare le prove”

dal nostro inviato Rosario Di Raimondo

In procura contro Jacques è pronto un plotone di legali delle parti civili. A partire da chi lavorava al Constel. Dalla famiglia di Cyane Panine, la «cameriera col casco» che non sarebbe dovuta essere lì quella notte e si sentiva sfruttata (aveva fatto causa), alla fotografa di 18 anni con ustioni sull’80% del corpo; dalla guardia Stefan Ivanovic, che ha cercato di salvare i ragazzi al barista Gaëtan Thomas-Gilbert, ferito: suo padre promette «battaglia legale». E poi la serveuse Louise: ha parlato delle stecche da biliardo per reggere il soffitto e della porta d’emergenza che nessuno conosceva. I legali dei Moretti lamentano invece «pressioni» sui pm per via dell’incontro (di cui vogliono la trascrizione) tra l’ambasciatore italiano Cornado e la procuratrice Pilloud: «Nessuna ingerenza», risponde il diplomatico, si cerca di «delegittimare la procura».