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Ultimo aggiornamento: 10:55

Dieci ore di interrogatorio, una linea difensiva aggressiva e un rimpallo di responsabilità che chiama in causa Comune, dipendenti e fornitori. “Siamo vittime anche noi” ha detto Jacques Moretti, patron della discoteca Constellation di Crans-Montana distrutta dall’incendio della notte di Capodanno, nell’interrogatorio davanti ai magistrati vallesani per il secondo interrogatorio da indagato. È accusato, insieme alla moglie Jessica Maric, di omicidio, lesioni e incendio dolosi per una strage che ha causato 40 morti e 116 feriti.

“Non ho colpe, sulla sicurezza ho fatto tutto quello che dovevo fare” ha ripetuto più volte Moretti, rispondendo senza sottrarsi alle domande di inquirenti e avvocati delle parti civili. Un’audizione fiume, durata quasi dieci ore, interrotta solo quando l’imprenditore ha chiesto di fermarsi: “In carcere non mangio e non dormo, sono stanchissimo. Non me la sento di proseguire domattina”. La procuratrice ha accolto la richiesta: l’interrogatorio riprenderà in una data ancora da fissare. Oggi, invece, toccherà alla moglie Jessica.

Nel ricostruire quanto accaduto, Moretti ha sostanzialmente confermato la strategia difensiva anticipata dai suoi legali: le responsabilità, sostiene, non sono sue. Sul fronte della sicurezza punta il dito contro il Comune di Crans-Montana. “Non potevo immaginare nulla di simile, tutti i controlli erano andati bene”, ha dichiarato, facendo riferimento alle tre ispezioni comunali concluse senza rilievi sostanziali, se non prescrizioni minime.