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Ultimo aggiornamento: 10:27
“Non ci sono più i documenti”. Dieci ore dopo il devastante rogo del bar Le Constellation, davanti agli inquirenti, il titolare Jacques Moretti pronuncia una frase destinata a pesare come un macigno sull’inchiesta per la strage del primo gennaio a Crans-Montana, costata la vita a 40 persone e costretto al ricovero oltre 100. Il titolare, ora in carcere in attesa di poter tornare libero su cauzione, ammette che fatture, certificazioni tecniche e atti legati alla ristrutturazione del club sono andati perduti. Un’assenza che oggi rappresenta uno dei nodi più delicati dell’indagine per omicidio, lesioni e incendio colposi che vede indagata la coppia di imprenditori.
Moretti si trova ancora nel carcere di Sion, La moglie, anch’essa indagata, è stata rimessa in libertà con l’obbligo di firma e il divieto di espatrio. Sul piano giudiziario, però, la mancanza di documentazione rischia di complicare ulteriormente l’accertamento delle responsabilità, soprattutto in relazione alla ristrutturazione dell’ex bunker antiatomico che ospitava il locale.
Secondo quanto emerge dai verbali, il bar – 250 metri quadri interamente interrati – era stato rilevato e ristrutturato nel 2015. Ma di quei lavori, spiega Moretti agli investigatori, non sarebbe rimasta traccia. Una “sfortunatissima concatenazione di eventi”, così la definisce l’imprenditore: prima un allagamento della sinagoga confinante con il disco-bar, che avrebbe danneggiato l’archivio del locale; poi, tre mesi fa, una seconda inondazione nell’abitazione della famiglia, dove erano stati trasferiti gli archivi rimasti. “In quell’occasione – racconta – abbiamo gettato diversi scatoloni di documenti contabili danneggiati”.











