A Crans-Montana, a distanza di giorni dal devastante incendio che ha colpito un locale notturno causando 40 morti e 116 feriti, l’attenzione si sposta ora dalla commozione alla ricerca di responsabilità. I residenti e i familiari delle vittime chiedono risposte precise su quanto accaduto e sul ruolo di chi gestiva l’attività.
La giustizia svizzera ha disposto la carcerazione preventiva di Jacques Moretti, cittadino francese e proprietario dell’esercizio, ritenendo concreto il rischio di fuga. La moglie, anch’essa coinvolta nell’inchiesta, non è stata sottoposta a misure restrittive e rimane a piede libero. La decisione ha diviso le parti civili. Secondo l’avvocato Sébastien Fanti, che rappresenta diversi parenti delle vittime, l’arresto del gestore è stato accolto con sollievo, mentre resta forte il malcontento per la posizione della donna, presente nel locale la sera dell’incendio ma non detenuta.
Nel corso delle prime audizioni, Moretti ha dichiarato di essere arrivato sul posto quando le fiamme si stavano già propagando. Ha riferito di aver tentato di entrare da un accesso secondario, inizialmente bloccato, che sarebbe stato aperto forzandolo con l’aiuto di altre persone. All’interno, secondo il suo racconto, si trovavano diversi clienti privi di vita. Uno dei punti centrali dell’inchiesta riguarda la natura di quella porta: per gli inquirenti potrebbe trattarsi di un’uscita di emergenza, mentre il proprietario la definisce un semplice ingresso di servizio. Sotto esame anche i materiali utilizzati per l’isolamento del soffitto, considerati altamente infiammabili. Moretti ha sostenuto di averli installati personalmente anni fa, senza interventi successivi.














