Si definisce “primo Teurgo della chiesa dei viventi, psicopompo amorevole e anticomunista”. Nell’ultima delle sue reincarnazioni il DIVINO OTELMA si veste come i Papi (ma li scomunica), fa previsioni e miracoli. Il più grande? Sconfiggere l’artrosi cervicale, perché resuscitare i morti lo sanno fare tutti. Ora ha una visione: il palco di Sanremo

di Claudio Sabelli Fioretti

Veste come un Pontefice. Parla forbito e con termini aulici. Spesso in latino. Usa il plurale maiestatis. Va spesso in tv dove scatena risse epiche. Il Divino Otelma, all’anagrafe Marco Belelli. A Un giorno da pecora era un personaggio che prevedeva il futuro. Alla festa di Cuore, a Montecchio, vestito come un Papa, mise in mano a Prodi, a Bertinotti e a Veltroni una candela per celebrare il rito del successo dell’Ulivo. Che puntualmente avvenne. È perfettamente sicuro del suo potere. Per questa intervista mi riesce difficile dargli sempre del “Voi”. Registro in un bar affollato della Genova vecchia, quella di via del Campo. Sono un pochettino imbarazzato. Vorrei vedere voi: domande e risposte davanti a gente che sorseggia uno spritz e si volta a guardare perplessa. Per esempio dice: “Noi siamo il primo Teurgo della chiesa dei viventi”.