“È tornato, poveri noi. Che dirà stavolta?”, paiono chiedersi le statue dei Dottori della Chiesa lassù, sopra la facciata lateranense. Potessero, Tommaso D’Aquino, Basilio e Girolamo si farebbero il segno della Croce. Il diablo è lì sotto, nel buio di San Giovanni. Invecchiato, spelacchiato, martoriato dall’acufene, ma figurati se uno come Pierone, che più di trent’anni fa infilava un preservativo nel microfono di Mollica per beffeggiare il Vaticano, e che molto tempo dopo aveva dipinto Renzi come il body-scout di Gelli, si lascerà scappare la nuova occasione per una botta di satira che neanche Charlie Hebdo. Eccola, a compendio della prima esecuzione live (dopo averla lasciata per quarant’anni nel cassetto) di “17 Re”. “Mussolini è un morto sul lavoro”. Pausa. Sconcerto nel pubblico che le assorbe tutte, a patto che siano facili. Questa è sottile, forse non arriva. E la Storia tornerà materia di liceo solo nei prossimi programmi, chissà se Valditara ora non frenerà. “Ma un morto sanguinario e traditore”. Qui scatta finalmente la provocatio ad populum, Pelù è assolto nel giudizio dei romani. Se l’era scritta, la lectio brevis: “Benito Mussolini fu sanguinario, un dittatore che con i suoi criminali alleati provocò una guerra da 80 milioni di morti. Ma fece anche qualcosa di buono? Di sicuro no le leggi razziali. Nel 1945 con l’Italia devastata dal fascismo e dalla guerra il duce degli italiani mentre scappava travestito da soldato tedesco fu scoperto dai partigiani e fucilato. Mussolini è un morto sul lavoro ma è un morto sanguinario e traditore”.
Concertone Primo Maggio, cosa resta? Arisa che apre con Futura e vola a quote iperuraniche, gli affondi di Pelù, Delia 'sbranata' dai social... Il racconto
Dal palco di San Giovanni: Arisa incanta con Futura, Pelù cita Mussolini e Gaza, Delia riscrive Bella Ciao e i social la demoliscono.












