“L’importante è che tu sia infelice”. Per fare un uomo ci vuole una madre. Per distruggerlo altrettanto. Antonello Venditti si racconta, e lo fa rievocando lo strano, oppressivo affetto materno in un incontro al Salone del Libro di Torino 2025 che vede nei panni (doppiopetto blu con bottoni oro, temibilissimo, sopra una camicia a righe) dell’intervistatore e amico Gianluigi Nuzzi.

Il conduttore di Quarto grado prende spunto dalle tracce labili di Fuori fuoco, la biografia del cantante romano uscita per Rizzoli lo scorso inverno. Labili non perché il libro sia brutto, ma perché Venditti divaga, divaga, divaga. Molto romanesco in questo. Filosofia spicciola da caput mundi. Antropologia seriale delle subordinate. Venditti è animale più da divano che da palco.

“Io non ci vedo più un cazzo, sarei ufficialmente un invalido civile. Dall’occhio sinistro non vedo un cazzo, al destro ho fatto la cataratta. Mi gira la testa, vado a sbattere contro le cose, ufficialmente dovrei stare a casa, per questo sono dotato di doti extrasensoriali”.

L’autore di Ricordati di me e Ci vorrebbe un amico sembra come al tavolinetto di formica di un bar del rione. E via di spuma. Sentite questa. “Se passa una mosca a Bagdad purtroppo sento quella mosca che passa. Sono metereopatico, ho dei sensi ultraesposti. Sento i terremoti (se son vicini è naturale ndr), sono capace di diventare un malato immaginario, di vivere le malattie degli altri”.