Oggi «l’Europa ha molti nemici, forse più che mai, sia interni che esterni». Per questo gli europei «devono rimanere uniti» e «superare debolezze autoinflitte». A esortare l’Unione europea è l’ex presidente del Consiglio italiano ed ex presidente della Banca centrale europea Mario Draghi, insignito del premio Carlo Magno, il Karlpreis, assegnato a chi ha meriti speciali nell’aver promosso l’unità europea. «Dobbiamo diventare più forti: militarmente, economicamente e politicamente», ha spiegato l’ex premier nel video-messaggio per l’annuncio del riconoscimento.

«Come nessun altro, Mario Draghi è sinonimo del rafforzamento economico dell’Europa e il suo “Rapporto Draghi” del 2024, che prende il nome da lui, rappresenta la strategia necessaria per garantire competitività, crescita e stabilità nell’Unione europea», si legge nelle motivazioni del premio, assegnato in passato, tra gli altri, a Konrad Adenauer, Ursula von der Leyen, Volodymyr Zelensky, Angela Merkel e Papa Francesco.

I meriti riconosciuti a Draghi sono riassunti nell’espressione «whatever it takes», pronunciata da Draghi in qualità di guida dell’Eurotower nel luglio del 2012 per ribadire che sarebbe stato fatto «tutto il necessario» per salvare la moneta unica nel mezzo della crisi dei debiti sovrani. «Queste tre parole non rappresentano solo il salvataggio dell’euro, ma anche un atteggiamento di coraggio e disponibilità a correre dei rischi per le convinzioni europee», scrivono gli organizzatori, ricordando che la decisione «fondamentale» di permettere alla Bce di acquistare titoli dei Paesi in crisi ottenne, a posteriori, anche il riconoscimento tedesco arrivato con le parole del 2020 del presidente federale Frank-Walter Steinmeier.