Il suo "whatever it takes", le tre parole memorabili che salvarono l'euro in piena crisi, quando lo spread teneva col fiato sospeso l'Ue, non è stato mai dimenticato.

E sarà l'ex premier italiano Mario Draghi, nel 2026, a ricevere ad Aquisgrana il prestigioso premio internazionale Carlo Magno, Il Karlpreis, che conquista chi ha meriti speciali nell'aver promosso l'unità europea. Nella motivazione del comitato direttivo c'è però anche un appello, con un riferimento stringente all'attualità: la situazione in Europa è "drammatica", hanno scritto i giurati, "chiediamo alla Commissione Ue e ai Capi di Stato e di governo europei di attuare adesso il Rapporto Draghi".

In un videomessaggio proiettato subito dopo l'annuncio, lui ha rilanciato: "Questa decisione arriva in un momento in cui l'Europa ha molti nemici, forse più che mai, sia interni che esterni". Dicendosi "estremamente grato" è quindi tornato a sferzare: "Dobbiamo superare le nostre debolezze autoinflitte. E dobbiamo diventare più forti: militarmente, economicamente e politicamente". A Berlino sono tutti d'accordo: da quando è stato diffuso, due anni fa, il Rapporto Draghi viene tirato continuamente in ballo, da politici ed economisti tedeschi, in occasioni ufficiali come nei briefing in Chatham House. Lunedì 19 l'ex presidente della Bce verrà ricevuto in cancelleria da Friedrich Merz, per un incontro dedicato proprio alle strategie necessarie per spingere la competitività europea. "Come nessun altro, Mario Draghi è sinonimo del rafforzamento economico dell'Europa e il suo 'Rapporto Draghi' del 2024, che prende il nome da lui, rappresenta la strategia necessaria per garantire competitività, crescita e stabilità nell'Unione Europea", si legge nella motivazione.