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Esercitazioni di forze speciali sempre più realistiche, ispirate a operazioni di “decapitazione”, alimentano i timori che Pechino stia testando capacità e messaggi di deterrenza in funzione anti-Taiwan
Negli ultimi mesi le forze armate cinesi hanno inscenato con crescente frequenza esercitazioni militari sempre più sofisticate che vanno oltre il semplice addestramento. Tra queste spiccano manovre di tipo tattico che evocano direttamente il concetto di “decapitazione”, ovvero operazioni volte a neutralizzare in modo rapido e chirurgico la leadership nemica all’inizio di un conflitto. Anche se Pechino in parte nega la loro natura offensiva, le immagini di unità speciali impegnate in raid notturni rapidi, coordinate da droni e con equipaggiamenti “silenziosi”, suggeriscono una finalità pratica ben oltre l’antiterrorismo.
Secondo i resoconti pubblicati da vari media cinesi, nelle simulazioni una squadra d’élite utilizza droni per identificare un edificio-obiettivo, aggira le sentinelle con strumenti silenziosi e completa un’incursione in meno di due minuti, “eliminando” bersagli fittizi. Analisti ritengono che, pur mascherati da esercitazioni contro il terrorismo, questi scenari di addestramento servano anche a testare capacità operative di alta precisione applicabili in scenari di guerra reale contro obiettivi ad alto valore politico o militare.






