Torna alla ribalta il caso dell’atleta di Borgo San Dalmazzo Anna Arnaudo. Classe 2000, ex Dragonero e oggi tesserata per il Battaglio Cus Torino, è atleta prima di corsa in montagna poi mezzofondista di enorme talento, argento agli Europei Under 23 nei 10.000 metri, campionessa italiana Assoluta nei 5.000, nei 10.000 metri e nella mezza maratona (suo il record italiano Under 23 nei 10.000 e nella mezza maratona).
Quell’avversario in più e la beffa datata 1932
Da alcuni anni Anna Arnaudo ha un avversario in più, il diabete di tipo 1. Una situazione che l’ha portata a convivere con la malattia, raccontando anche di sentirsi «più forte», tra l’attenzione all’alimentazione e il controllo dei valori di insulina. Proprio il diabete di tipo 1 le impedisce, però, a causa di una normativa italiana che risale addirittura al 1932, di accedere ai gruppi sportivi militari. Novità di questi giorni, Roberta Robbione, sindaca di Borgo San Dalmazzo, il paese natale di Anna Arnaudo, ha indirizzato una lettera al ministro dello Sport Andrea Abodi. «Signor Ministro, le scrivo in qualità di sindaca di Borgo San Dalmazzo per sottoporre alla sua attenzione la situazione che coinvolge Anna Arnaudo – scrive la prima cittadina -. Come emerso anche in un servizio televisivo che ha dato ulteriore risonanza al caso, Anna, classe 2000, affetta da diabete mellito di tipo 1, si trova oggi impossibilitata ad accedere ai gruppi sportivi militari a causa di una normativa risalente al 1932, che considera “permanentemente inabili” i soggetti con difetti del metabolismo. Una definizione che non riflette più, da tempo, le conoscenze mediche, le tecnologie disponibili né la realtà quotidiana delle persone che convivono con questa condizione. La sua esclusione dai gruppi sportivi militari, che costituiscono per molti atleti italiani la principale forma di sostegno economico e professionale, rappresenta non solo un limite individuale, ma anche un segnale istituzionale che rischia di penalizzare ingiustamente atlete e atleti che, pur convivendo con una patologia cronica, sono perfettamente in grado di competere e di servire lo sport nazionale con onore. Siamo certi che un intervento in questa direzione non riguarderebbe soltanto Anna Arnaudo, ma tutte le cittadine e i cittadini che, grazie ai progressi della medicina e della tecnologia, possono oggi condurre una vita piena e attiva, contribuendo alla crescita del Paese».






