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21 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 15:35

Una campionessa, un’ispiratrice e la trascinatrice di un intero movimento. Dorothea Wierer è il biathlon e nella sua carriera ha lasciato un segno indelebile in questo sport. L’altoatesina ha portato una disciplina di estrema nicchia in Italia a una popolarità inedita, mai raggiunta prima. E lo ha fatto grazie ai suoi risultati, ma soprattutto grazie alla sua persona e il suo carisma, che l’hanno trasformata nella regina del biathlon non solo italiano, ma mondiale. Con un commovente 5° posto nella mass start di Milano Cortina 2026, nella sua Anterselva, dov’è nata e cresciuta, dove ha messo per la prima volta gli sci ai piedi, ha detto addio a un mondo che l’ha amata per 15 anni e che già sente la sua mancanza.

Arrivata al biathlon nel 2000 su impulso dei suoi fratelli, Wierer fin da adolescente ha mostrato il suo talento vincendo sei ori tra Mondiali giovanili e juniores. Ha esordito in Coppa del Mondo il 9 gennaio 2009 a Oberhof (Germania), lo stesso luogo che nel 2023 le ha regalato l’oro mondiale con la staffetta femminile. La sua cavalcata verso i vertici del biathlon è iniziata nel 2014, a 24 anni. Ai Giochi Invernali di Sochi ha chiuso sesta la sprint e ha conquistato il bronzo nella staffetta mista assieme a Karin Oberhofer, Dominik Windisch e Lukas Hofer. In quell’evento ha capito che poteva stare lì, con le migliori al mondo e se voleva raggiungerle doveva dedicare anima e corpo al biathlon. E così ha fatto. Il suo carattere festaiolo ed estroverso le è rimasto ed è quello che le ha permesso di diventare così popolare a livello mondiale. Ma ha saputo scindere sport e vita privata, arrivando a vertici già sul finire di quella stagione. Il primo podio, infatti, risale al 8 marzo 2014 nell’inseguimento di Pokljuka (Slovenia). Dopo ne sono arrivati altri 87, considerando anche le staffette, tra Olimpiadi, Mondiali e Coppa del Mondo. Numero che le consente di essere la sesta biathleta di ogni tempo per top-3 al mondo.