Nonostante il blackout delle comunicazioni, qualche voce riesce a uscire dall'Iran per descrivere la situazione e il clima di terrore dopo la massiccia repressione delle proteste nel sangue soprattutto l'8 e 9 gennaio.
IranWire ha raccolto le testimonianze di iraniani che parlano di una legge marziale di fatto, con città militarizzate, posti di blocco, persone fermate senza motivo mentre gli ospedali sono ancora pieni di feriti. Di fatto le autorità stanno cercando di rendere impossibile qualsiasi forma di protesta militarizzando gli spazi urbani.
Ad Abadan "membri Basij e agenti armati in borghese sono di stanza quasi a ogni angolo di strada. La città è piena di posti di blocco e i negozi di solito chiudono dopo le 17", racconta un iraniano che ha affermato che dalle 19.00 alle 8.00 circa, l'atmosfera in città ricorda una "legge marziale non dichiarata". "Oltre alla repressione e alle uccisioni, l'atmosfera di soffocamento è tale che non è possibile alcuna attività di protesta", spiega.
Simili sono i resoconti da Ahvaz e Dezful, altre due città attive nelle proteste dell'8 e 9 gennaio. "Gli ospedali 'Imam' e 'Fatemeh Zahra' sono pieni di pazienti feriti. Centinaia di persone sono state arrestate. Più di 50 persone sono state uccise, ma l'identificazione è impossibile perché le forze di sicurezza e militari stanno monitorando gli ospedali". Secondo questa fonte, le forze di sicurezza hanno installato posti di blocco e sigillato diversi quartieri. Un abitante di Dezful, fuggito di recente dall'Iran, ha descritto un'atmosfera semi-militarizzata e arresti di massa di giovani e adolescenti.













