Turbanti. A sinistra uno paragona il sanguinario Khamenei al Santo Padre; un altro sostiene che Trump farà peggio dell'ayatollah; un altro ancora gli dà ragione (al profeta di sventura, non a Maometto, e chissà puro all'ayatollah). Poi, lo stesso, rilancia. C'è inoltre chi dice che sì beh, insomma, la teocrazia islamista non va bene, l'estremismo islamico ha dei difetti, e però quel presidente americano... Venghino siori e siore, la celebrazione delle barbe iraniane è in città. Il professor Piergiorgio Odifreddi, che però è di Cuneo, ce l'ha bianca e gli incornicia il volto. «Khamenei», ha detto in tivù, «è l'analogo del Papa». Scusi? Un attimo prima aveva detto che «gli ayatollah in Iran sono come i preti in Italia fino a qualche anno fa». Prego? «Sì, quando c'era lo Stato Vaticano». Odifreddi, ormai ospite fisso di quel volpone di David Parenzo – all'Aria che Tira – prima ancora ha paragonato Donald alla guida suprema islamista: «Trump dice che in Iran anche solo un morto è troppo. Però anche in America sono state uccise persone durante le proteste».
In studio il deputato di Avs Marco Grimaldi, a sua volta barbutissimo e in parlamento con la kefiah finché i cortei pro-Pal andavano di moda, sembra annuire, ma potremmo sbagliarci. Come sottofondo, in tali contesti, suggeriamo alla pur efficiente regia la musica del Benny Hill Show. Nel suo editoriale, invece, Marco Travaglio informa: «I regime change o falliscono rafforzando i regimi che dovevano rovesciare o ne issano al potere di uguali o di peggiori».











