Obbediscono a Trump le folle iraniane? Non più di quanto i protagonisti delle primavere arabe agissero in nome e per conto di Obama. I protagonisti dell’una e dell’altra stagione hanno fiutato l’arrivo di un’epoca di cambiamento (Papa Francesco avrebbe detto un cambiamento d’epoca) e hanno cavalcato l’onda. Con una differenza: a Teheran chiedono che dopo 48 annidi fondamentalismo islamico torni la monarchia, mentre il risultato delle dimostrazioni di Tunisi e del Cairo fu l’applicazione della crudele legge coranica e un’orrenda stagione di teste di “infedeli” mozzate dai jihadisti.
Imbarazzati, benché al tredicesimo giorno consecutivo di rivolte contro la Repubblica islamica, i media internazionali non riescono a fornire una copertura degli eventi iraniani paragonabile ai resoconti sulla guerra di Gaza. In parte, accade perché i corrispondenti della stampa estera non sono ammessi dal regime di Teheran e le agenzie ufficiali sono autorizzate a riportare unicamente la versione degli ayatollah e dei pasdaran e anche, come Iran Observer, a spacciare filmati vecchi di sette anni come eventi odierni di indignazione popolare e adesione alle parole d’ordine del regime. Pertanto la cronaca degli avvenimenti reali arriva direttamente sui nostri smartphone, grazie ai social network, senza filtri. E per questo ieri e nei giorni scorsi sono stati staccati tutti i collegamenti, perfino le linee telefoniche fisse, oltre che la connessione al web, anche se abbastanza inutilmente, grazie al sistema satellitare di Starlink. Al momento, quindi la contro-rivoluzione iraniana, che sembra isolata, prosegue anche a fari spenti, con l’illuminazione pubblica interrotta per non consentire di vedere il numero impressionante di persone che gridano la loro rabbia, e nonostante la cruenta repressione in atto, nello sforzo di far crollare la teocrazia con l’ultima spallata.








