Donald Trump ha cambiato marcia. Non per ingranare la quinta ma per mettere la folle. Lasciate perdere i soliti post pacchiani tipo lui con la mitragliatrice. Niente più ultimatum, o emissari che volano a Islamabad, a Doha o a Muscat per dialogare. L’uomo che un mese fa sembrava pronto, anzi ansioso, di chiudere la partita iraniana ha improvvisamente scoperto il valore strategico del tempo. Trump si è convinto che questo sia ora un suo alleato. Di sicuro più degli europei.
Il prefigurato attacco all’isola di Kharg - cuore pulsante dell’export petrolifero iraniano - non c’è stato. Rimane sullo sfondo. I mezzi aerei e navali continuano a muoversi come se l’opzione cinetica fosse all’ordine del giorno. Ma Trump sembra essersi convinto che il modo più efficace per “prendere” il petrolio di Teheran sia quello di lasciarlo marcire nei depositi. Dalla chiusura selettiva dello Stretto di Hormuz (per molti ma non per tutti) si è passati a una chiusura totale. Le esportazioni iraniane sono crollate. Secondo gli analisti di Kpler l’Iran ha al massimo tre settimane di capacità di stoccaggio prima di dover tagliare ulteriormente la produzione (già ridotta di oltre due milioni di barili al giorno). Le petroliere vengono usate come depositi galleggianti. Si riattivano impianti obsoleti. E nel momento in cui l’Iran fosse costretto a tagliare ancora la produzione si creerebbero danni semi permanenti ai giacimenti. Qualcuno riesce sporadicamente a passare. Una superpetroliera legata al Giappone, ha attraversato lo Stretto di Hormuz in uscita dal Golfo con due milioni di barili di petrolio saudita. Un segnale diplomatico? Probabile. Ma, come nota Javier Blas di Bloomberg, Tokyo non avrebbe mai corso un rischio del genere senza coordinarsi sia con Teheran sia con Washington. I grandi importatori asiatici stanno negoziando con entrambi i contendenti e non per trasportare petrolio iraniano. Sul fronte interno, la strategia sembra pagare. Rispetto a un mese fa il prezzo della benzina è alto ma tutto sommato stabile. Nessun shock inflazionistico. L’autonomia energetica degli Stati Uniti permette a Trump di viaggiare nel tempo senza fretta.








