Tutti a commentare il Donald furioso che a un certo punto della giornata di ieri sbotta contro le violazioni incrociate del “cessate il fuoco”. Ma la notizia del giorno qui più vicino a noi- è l’angoscia dei progressisti italiani, in Parlamento come nelle redazioni. Panico a sinistra: l’ayatollah ha perso. Panico ancora peggiore: i “perfidi” Netanya hu e Trump hanno spettacolarmente vinto. Sta tutto qui il dramma di quelle che potremmo chiamare le “bimbe” (e ovviamente anche i “bimbi”) di Khamenei. Per dodici lunghissimi giorni, non ne hanno azzeccata una, ma ancora parlano. Non ci hanno capito una mazza, come si direbbe a Oxford (o forse a Cambridge), ma in compenso - risistemati trucco e parrucco- si ripresentano in tv a spiegare (dopo) quello che non avevano compreso (prima). «Scoppierà la Terza Guerra Mondiale», proclamavano. Non è scoppiata.

«L’incendio si propagherà», sdottoreggiavano. E invece è già stato quasi completamente spento. «Il domino coinvolgerà gli altri paesi islamici e arroventerà le piazze musulmane», puntualizzavano. Risultato? I vicini islamici sono compiaciuti delle disgrazie iraniane e le piazze islamiche non sono mai state così fredde.

«Sarà una guerra lunga», pontificavano. È durata meno di due settimane. «Russia e Cina entreranno in campo». E invece Putin e Xi si sono tenuti alla larga, lasciando mano libera a Trump e Netanyahu e limitandosi al minimo sindacale della solidarietà verso un regime al tracollo. Potremmo continuare così per una paginata intera, ma non vogliamo infierire, perché la realtà è già stata abbastanza crudele. Poi- certo, come si diceva all’inizio - la giornata di ieri è stata carica di tensioni e incertezze, con ripetute violazioni del “cessate il fuoco”. Ed è ancora presto per esultare.